
Diamo evidenza dell’articolo di “Ambiente e non solo” che riprende il recentissimo rapporto dell’Agenzia.
“Le conclusioni del briefing EEA sono chiare:
- porti e aeroporti europei mostrano livelli di NO₂ sistematicamente più elevati rispetto alle regioni circostanti;
- per il PM2,5 l’impatto è più difficile da isolare ma, in molte aree, porti e aeroporti contribuiscono in modo rilevante a mantenere alti i livelli complessivi;
- diversi porti (fra cui Napoli) e aeroporti (come Milano Linate) superano già oggi i nuovi limiti che l’Unione europea renderà vincolanti nel 2030;
- le reti di monitoraggio sono spesso insufficienti e mal posizionate rispetto al vento, e non consentono di valutare con precisione l’esposizione reale delle popolazioni che vivono e lavorano vicino a banchine, terminal e piste.
Per i Paesi costieri e turistici come l’Italia questo significa che la partita della qualità dell’aria non si gioca solo lungo le strade urbane, ma anche sulle banchine dei porti e sulle piste degli aeroporti:
occorre pianificare roadmap per la qualità dell’aria che includano interventi mirati su porti e aeroporti: elettrificazione delle banchine (cold ironing), riduzione delle soste con motori accesi, mezzi di terra elettrici, collegamenti ferroviari competitivi rispetto ai voli a corto raggio, vincoli localizzativi per nuove edificazioni residenziali vicino a scali già critici.
serve un rafforzamento delle reti di monitoraggio, con stazioni sottovento e nelle aree residenziali più esposte;
è necessario integrare le nuove misure su particelle ultrafini, in particolare intorno ai grandi hub aeroportuali”.
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