
Anche il porto genera più di tre volte il biossido d’azoto del traffico cittadino a Livorno, non è il caso di trascurare anche questa grave fonte inquinante.
I dati degli ultimi 4 anni, ricavati dal data-base di Arpat, parlano chiaro: sul Viale Carducci (unica stazione di monitoraggio della qualità dell’aria dedicata al traffico veicolare in città) ben difficilmente riusciremo ad essere in regola con gli obiettivi di legge al 1° gennaio 2030: 20 microgrammi per metro cubo, la metà dei limiti attuali ma ancora il doppio delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Dopo un iniziale calo nei primi tre anni, i primi 5 mesi di quest’anno (comparati allo stesso periodo degli anni precedenti) attestano addirittura un peggioramento delle ricadute. Un trend ben lontano dalla linea ideale da seguire (la freccia rossa).
E’ evidente che bisogna accelerare con i provvedimenti molto timidamente annunciati da anni nel PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) e nella Bozza di Piano del Traffico in corso di emanazione: l’uso dei veicoli privati dev’essere essere fortemente disincentivato, con politiche coraggiose a vantaggio dei mezzi pubblici, degli autoveicoli elettrici e delle biciclette.
