Le navi tengono i motori accesi anche quando stanno ferme in porto. Il motivo è semplice: hanno bisogni di energia per mantenere in funzione gli apparati di bordo e questo avviene attraverso l’utilizzo dei motori ausiliari, veri e propri gruppi elettrogeni.
Una situazione particolarmente pesante nel caso delle cani da crociera, che richiedono anche 10 Megawattora a causa delle tante dotazioni energivore dedicate ai passeggeri (condizionamento dell’aria in migliaia di cabine, centri commerciali, cinema, bar, teatri, piscine, palestre e quant’altro).
Una parziale soluzione, che consente almeno di spengere i motori in porto, è il cosiddetto “cold ironing“, o “shore power” che dir si voglia. In italiano parliamo di “elettrificazione delle banchine”.
In vari porti internazionali già si è iniziato a fornire energia elettrica alle navi all’ormeggio, in Italia siamo ancora molto indietro.
Grazie ai fondi del PNRR vari porti italiani si stanno dotando di infrastrutture dedicate a questo scopo, che dovrebbero iniziare a funzionare a partire dal 2026.
E’ però necessario che il sistema basato sul cold ironing risponda ai seguenti requisiti:
– l’energia distribuita deve avere origine da fonti rinnovabili (idroelettrico, solare, eolico). Fornire sui moli energia tratta dal fossile significherebbe semplicemente trasferire altrove l’inquinamento atmosferico;
– le navi devono essere realmente in grado di connettersi e questo implica, per le navi più vecchie, investimenti significativi da parte degli armatori. Teniamo conto che il parco navale circolante in Italia è abbastanza obsoleto;
– tutti i moli devono essere connessi alla rete elettrica, circostanza che non si verificherà ad esempio a Livorno, dove uno dei moli che riceve normalmente navi da crociera non verrà elettrificato.

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