
Di seguito, il testo del nostro intervento sul Tirreno dell’11/04/26:
A causa del rincaro dei carburanti, qualche giorno fa ad Ajaccio i pescatori còrsi hanno impedito il transito delle navi in entrata ed in uscita. Fra queste, una nave da crociera, che ha dovuto dirigersi altrove.
Nessuna tipologia di imbarcazione, d’altra parte, incarna così fortemente il simbolo stesso dello spreco energetico: sempre nei giorni scorsi il Manifesto, affrontando anche in questo caso il tema della crisi energetica, ricordava che una grande nave da crociera brucia 250 tonnellate di metano al giorno, come una cittadina.
Un vero insulto alla miseria, se pensiamo ai razionamenti in arrivo, non solo a danno degli spostamenti privati, ma anche e soprattutto per il trasporto di merci, anche essenziali.
Le ultime notizie ci dicono che ogni giorno 21 milioni di barili di greggio vengono bloccati nello Stretto di Hormuz e che anche quando verrà riaperto a tutti, le petroliere transiteranno in numero ridotto e verrà applicata una sovrattassa a ciascun barile di petrolio. La crisi energetica comporterà rincari, oltreché limitazioni (e la mente corre al lock-down e ancora di più ai periodi di austerity degli anni ’70). Una tempesta perfetta del tutto prevedibile, visto che i traffici petroliferi sono fortemente soggetti ai blocchi e alle ritorsioni legate allo stato di guerra, continuamente alimentata nella regione mediorientale.
In questo quadro, come Associazione torniamo a domandarci che senso abbia puntare all’indotto del crocierismo energivoro, oltreché altamente inquinante.
Senza contare che la crisi profonda che sta colpendo l’economia americana, a causa del mostruoso debito pubblico e privato e della debolezza del dollaro, finirà per ridurre prepotentemente la quota principale di crocieristi che sbarcano a Livorno (sia pure per andare per lo più altrove).
Sono gli statunitensi, infatti, a transitare in maggioranza nella nostra città. E non è affatto detto che a breve potranno farlo ancora.
Le crociere, come afferma il Guardian, sono “un disastro per il pianeta”, vista la grave impronta fossile, la tossicità delle emissioni e lo scarico in mare di un quarto di tutti i rifiuti mondiali.
Adesso la crisi energetica aggiunge due altre conseguenze fra loro connesse: lo spreco immane di energia e il rischio che la monocoltura del turismo di massa si trasformi in una enorme bolla pronta ad esplodere, trascinandoci in un’ulteriore recessione.
Si dirà: ma Fincantieri è leader internazionale nella costruzione delle navi da crociera e dà occupazione. Bene, è notizia sempre di questi giorni che i cantieri cinesi stanno fortemente internalizzando le lavorazioni che l’Occidente aveva delocalizzato da quelle parti. E sappiamo che quando parte la macchina produttiva della Cina non ce n’è più per nessuno. Anche perché, a differenza dell’Italia, loro il petrolio e il gas continuano a riceverlo.
Forse è il caso che gli amministratori, a tutti i livelli, comincino a pensare ad una diversificazione dell’economia nazionale e locale, prima che rimaniamo col classico cerino in mano, oltre ai polmoni pieni di inquinanti.

