Inauguriamo una serie di brevi articoli di una nostra socia, che in tempi non sospetti aveva vissuto alcuni giorni in crociera.
Prima puntata: “Il caos della città ambulante” (di Sabrina Piacentini)

Nel 2013 mi venne la brillante idea di portare le mie figlie di 15 e 11 anni in crociera: almeno una volta volevo provare. Abituata a campeggi in mezzo alla natura, dovevo immaginare in cosa mi sarei imbattuta, ma avevo bisogno di non pensare a niente, uscivo da un periodo stressante, la separazione, la morte di mio padre.
E invece no. Dopo un’ora di check in, braccialetti, documenti da firmare, avvisi, siamo salite a bordo; ci trovammo in una hall dove passa altra ora, prima di capire in quale ascensore dovevamo montare, in quale piano scendere.
Stesso caos fu per scendere alla fine della crociera. Le cabine andavano lasciate all’ alba, alle otto e mezza dovevamo essere radunati nel teatro. Siamo rimasti lì dentro, stivati, per circa tre ore; mano a mano chiamavano le persone per scendere dalla nave. Ancora mi chiedo se bastava sganciare una bella mancia in qua e là, per alleviare la mia ansia e farmi dare qualche dritta, su come mi dovevo muovere, o sono io un po’ ritardata mentale? Chissà.
