
Arriva anche da Civitavecchia la denuncia dei sindacati di base:
«Quella che si vive nell’indotto del crocierismo è una situazione lavorativa sempre più insostenibile», afferma Usb, che da tempo segnala il divario tra i numeri record del settore e le condizioni di chi lavora – da tempo infatti denunciamo che, a fronte di un flusso di passeggeri costantemente in aumento e con fatturati da record che continuano ad arricchire anno dopo anno armatori e tour-operator, le retribuzioni e le condizioni di lavoro nell’ambito dell’indotto delle crociere nel porto di Civitavecchia risultano da tempo sempre più insostenibili».
Una situazione che un anno fa ha formato oggetto di un dibattito voluto anche a Livorno sempre da USB, contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, all’ombra del falso miraggio del turismo.
Secondo il sindacato, mentre «si continuano a festeggiare i numeri impressionanti fatti registrare dagli attracchi e soprattutto dalla movimentazione dei passeggeri (3,5 milioni nel solo 2025)», dall’altra parte «assistiamo allo sfruttamento e alla mortificazione della professionalità di migliaia di persone». Il settore crocieristico in Italia, prosegue la nota, «mostra al mondo due facce: da una parte c’è quella patinata ed accattivante dell’offerta ai turisti, dall’altra c’è invece una palude sociale fatta di turni imprevedibili, ricatti malcelati e tariffe bassissime».
Alla vigilia della stagione che «come ogni anno da maggio ad ottobre, coinvolgerà a Civitavecchia centinaia di lavoratori e lavoratrici», Usb elenca le figure interessate: «Guide e accompagnatori turistici, servizi di accoglienza, infopoint e Meet & Greet”. Mansioni organizzate su “turni iperflessibili, a chiamata individuale, spesso ‘last minute’ e con retribuzioni saldate decine e decine di giorni dopo la prestazione effettuata». Si tratta, sottolinea il sindacato, di «una mole di lavoro pesantissima che dai bus alle banchine del porto mette in campo una professionalità enorme e una conoscenza importante delle lingue straniere, ma che non restituisce quasi niente in cambio a chi lavora». Il quadro descritto è quello di «un contesto che ha tutte le caratteristiche del lavoro dipendente subordinato, ma che, nonostante questo, viene ancora organizzato a chiamata attraverso il caos delle partite IVA». Vengono elencate «nessuna ciclazione ufficiale dei turni, nessuna possibilità concreta di pianificare la propria vita professionale e affettiva, servizi comunicati su WhatsApp, nessuna garanzia che la propria retribuzione sia decente e, soprattutto, nessun contratto collettivo nazionale di riferimento. Siamo alla giungla più totale – conclude Usb – che come organizzazione sindacale, a tutela dei diritti dei nostri iscritti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore, non siamo più disposti a tollerare»

